Cos'è il Gas Radon?

Il radon è un gas nobile (Rn) generato in natura da alcune tipologie di rocce vulcaniche e sedimentarie (es. basalto, scisto, tufo, granito, pozzolana ecc.) in seguito al decadimento del radio 226 (Ra-226) che − a sua volta − deriva dal naturale decadimento alfa di specifici radionuclidi quali l’uranio e il torio.

Gli isotopi del radon si trasformano infine in altri elementi quali il piombo (inerte), il polonio e il bismuto (ambedue radioattivi); ciò avviene con rapidità variabile: in certi casi, trascorrono quasi quattro giorni perché il processo sia ultimato.

Incolore, insapore e inodoreil radon scaturisce dal terrenoda alcune tipologie di materiali da costruzione (es. residui magmatici, cemento addizionato con ceneri volatili di carbone, fosfogessi, sabbie zirconifere ecc.), nonché dalla falda acquifera

La nostra consulenza

La nostra azienda propone un piano di consulenza articolato in più fasi:

1. Sopralluogo ed elaborazione di un Piano di Campionamento
2. Disposizione dei dosimetri del 1° semestre in punti strategici dell’edificio
3. Ritiro dei dosimetri del 1° semestre e posizionamento dei dosimetri del 2° semestre
4. Ritiro dei dosimetri del 2° semestre ed invio dei dosimetri presso un laboratorio accreditato
5. Inoltro della documentazione al Comune e all’ARPAC.

I limiti di legge previsti per legge

Quale che sia il metodo di misurazione, la normativa europea ha fissato a 200 Bq/m3 di media annua la soglia ammissibile per le nuove costruzioni, elevata a 400 Bq/m3 per le abitazioni esistenti.

Analogamente, il Consiglio Superiore di Sanità ha raccomandato che la concentrazione di radon nelle acque minerali e imbottigliate non superi i 100 Bq/litro (32 Bq/litro per le acque destinate ai bambini e ai lattanti), tenendo conto che le falde acquifere rocciose, con presenza di rocce cristalline, presentano valori molto elevati di radon.

In Italia, le ARPA/APPA di alcune Regioni e Province Autonome, così come il Servizio Radon dell’Istituto di Radioprotezione dell’ENEA, costituiscono referenti qualificati per quanto concerne la misurazione del radon.

Il Gas Radon nei luoghi di lavoro

La legge che regola le concentrazioni di radon indoor negli ambienti lavorativi è il decreto legislativo n. 241 del 26 maggio 2000, “In materia di radiazioni ionizzanti”, che recepisce le direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 92/3/Euratom e 96/29/Euratom, e che ha modificato i precedenti decreti 230/1995 e 187/2000.

Questa norma prevede, al capo III-bis, dall’art. 10-bis al 10-octies, disposizioni riguardanti le “attività lavorative nelle quali la presenza di sorgenti di radiazioni naturali conduce ad un significativo aumento dell’esposizione dei lavoratori”.

Tali attività comprendono:
– luoghi di lavoro interrati: attività lavorative durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposti a prodotti di decadimento del Radon o del Toron, o a radiazioni gamma o ad ogni altra esposizione in particolari luoghi di lavoro quali tunnel, sottovie, catacombe, grotte e, comunque, in tutti i luoghi di lavoro sotterranei;
– luoghi di lavoro in zone a rischio Radon: attività lavorative durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposti a prodotti di decadimento del Radon o del Toron (isotopo del Randon con peso atomico 220), o a radiazioni gamma o ad ogni altra esposizione in luoghi di lavoro diversi da quelli di cui alla lettera a) in zone ben individuate o con caratteristiche determinate;

– attività lavorative implicanti l’uso o lo stoccaggio di materiali abitualmente non considerati radioattivi, ma che contengono radionuclidi naturali e provocano un aumento significativo dell’esposizione dei lavoratori e, eventualmente, di persone del pubblico;
– attività lavorative che comportano la produzione di residui abitualmente non considerati radioattivi, ma che contengono radionuclidi naturali e provocano un aumento significativo dell’esposizione di persone del pubblico e, eventualmente, dei lavoratori;
– attività lavorative in stabilimenti termali o attività estrattive non disciplinate dal capo IV.

Nel decreto è imposta l’obbligatorietà delle misurazioni di radon indoor nei luoghi di lavoro in cui si svolgono le attività suddette, entro 24 mesi dall’inizio dell’attività: le misurazioni si intendono come concentrazioni di attività di radon medie in un anno.

I valori rilevati con tali misurazioni non devono superare il livello di azione fissato nell’allegato I-bis, ovvero 500 Bq/m3. Nel caso in cui i valori non superino il livello di azione, ma siano superiori all’80% di suddetto livello (quindi 400 Bq/m3), il datore di lavoro assicura nuove misurazioni nel corso dell’anno successivo.

Nel caso di superamento del livello di azione, l’esercente pone in essere azioni di rimedio idonee a ridurre le grandezze misurate al di sotto del predetto livello, e procede a nuove misurazioni al fine di verificare l’efficacia di tali azioni. Queste operazioni devono essere completate entro tre anni a partire dal rilascio della relazione tecnica redatta da un organismo riconosciuto.

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